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- casetta. - la ruggine non dorme mai
Ti scrivo perché ho sentito una storia.
    Un bambino camminava sulla stradina di sassetti, saltellando felice: non aveva più le sue pecore, ma era ugualmente molto contento, perché sapeva che i bimbi delle montagne avrebbero avuto lana per coprirsi e cibo per i fratellini più piccoli.
    Il giorno successivo, quatti quatti, si avvicinarono alla casa e il piccolo, che si era nascosto dentro un armadio, li vede che prendono, senza dire una parola, tutti i libri di scuola: sapeva che, avrebbero potuto imparare aritmetica, geografia e scienze.
              Era mercoledi e il bimbo, Sinoy era il suo nome, mette sopra uno sgabello, proprio fuori della porta di casa, un martello, chiodi, tenaglie, punteruoli e tutti gli attrezzi che aveva, in una scatola di latta: già nel pomeriggio, non vi era traccia del materiale e il bambino sorrideva felice , perché sapeva che i bambini lontani, avrebbero avuto quanto serviva loro, per costruire casette e ripari.
              Giovedi mattina: Sinoy lascia l’uscio spalancato e armadio e cassetti aperti….si vedevano maglie, camicie, calzoni e scarpe e i vestiti che aveva e si reca al ruscello, saltellando felice, come faceva sempre.
     Al rientro, vede subito, sorridendo, che negli armadi e nei cassetti, non c’era quasi più nulla: avevano lasciato solo maglie e calzoni delle misure più abbondanti; evidentemente i bimbi erano tutti un pochino piccoli e …forse un po’ gracili.
    <Forse, hanno finito le riserve di cibo> pensava con un po’ di preoccupazione e subito prende tutte le buste di semenze che avevo di riserva e le dispone in bella vista, sopra una vecchia stuoia, al riparo del vento, sotto una tettoia, di fianco alla casa.
              Dopo pranzo va a controllare e naturalmente i sacchi non c’erano più.
   Sapendo che stava arrivando l’inverno e che i bimbi, forse, non avevano avuto il tempo di costruire le capanne, prende una decisione drastica: decide di lasciar loro, la propria casa.
            Dopo aver pulito per bene e messo tutto in ordine, accosta la porta di casa e mette un biglietto: - Ciao bambini, la mia casa ora è vostra, sicuramente ne avete più bisogno di me! -
            Sorridendo, nel viso e nel cuore, il piccolo Sinoy, si avvia verso la città, per andare a casa dello zio, un omone dal cuore grandissimo, che l’aveva invitato tantissime volte, che non può trattenere le lacrime dalla gioia di avere finalmente con sé il suo adorato nipotino.
            Passano le ore, giorni e mesi, le nuvole, la neve e l’inverno.
            Un bel giorno di primavera, ...toc toc,
   <Chi bussa?>….Sinoy va ad aprire, ma non c’è alcuno, … solo un pacco, stretto con uno spago e un biglietto: “Ti dobbiamo la nostra salvezza: questo è un piccolo regalo per te, un telo, lavorato interamente proprio da tutti noi. Sei stato molto generoso con noi e sarai ricordato nei nostri racconti, per sempre”.
   Tuttora, quando sentite che qualcuno racconta la storia di Sinoy, guardatevi attorno …. vedrete un vecchietto dai capelli bianchi, con gli occhi socchiusi, rannicchiato su un poltrona e una strana coperta indiana sulle spalle ….. guardate bene, sorride, certo è proprio lui Sinoy, non potete sbagliare, ma è inutile chiedergli della sua generosità, non ne ha parlato mai. 
 
 
            (….conosciamo questa storia solo perché da sempre, è tramandata di padre in figlio, fra tutte le tribù degli indiani del nord……..)